CONSULENZA E FORMAZIONE
La decisione è presa. Il giorno dopo non succede niente.
Il momento difficile non è scegliere la direzione: è tenerla.
La strategia è scritta, la direzione è condivisa, e l’impresa continua a fare quello che faceva prima, perché nessuno ha toccato l’offerta, i ruoli, il modo di presentarsi, la comunicazione.
Dopo sei mesi la strategia è un documento e il mercato non se n’è accorto.
Questo è il lavoro della nostra consulenza: trasformare una decisione in struttura.
Cosa l’impresa offre e a chi, come è organizzata per offrirlo, con quale identità si presenta, cosa comunica di conseguenza: sono quattro cose che vanno decise insieme, perché prese separatamente si smentiscono a vicenda.
È la ragione per cui un riposizionamento affidato a tre fornitori diversi quasi sempre si ferma a metà.
Non consegniamo un documento e ce ne andiamo.
Restiamo fino a quando la decisione è visibile fuori dall’impresa: nell’offerta, nei materiali commerciali, nello spazio, sul sito.
Ed è anche formazione: prima di lasciare il campo, ci assicuriamo che le persone dentro l’impresa sappiano tenere la direzione da sole.
QUANDO CI CHIAMANO
> Un’offerta cresciuta per stratificazione, che va rimessa in ordine
> Un passaggio generazionale o un cambio di assetto da rendere leggibile fuori
> Un nuovo mercato o un nuovo target da aggredire con quello che già si ha
> Una fusione o un’acquisizione da tradurre in una identità sola
FAQ
In cosa questo metodo di lavoro si distingue da una consulenza tradizionale?
La continuità tra chi decide la direzione e chi la mette a terra fa la differenza. La stessa squadra segue il percorso dall’inizio alla fine: non c’è il passaggio di consegne tra strategia ed esecuzione che, in una consulenza tradizionale, interrompe il lavoro nel momento più delicato, quello in cui una decisione dovrebbe diventare azione.
Quali sono le situazioni che più spesso portano un’organizzazione a scegliere un percorso di consulenza?
Le situazioni possono essere molto diverse tra loro. Un’organizzazione può dover portare a termine un riposizionamento già deciso, riordinare un’offerta cresciuta nel tempo senza una logica chiara, gestire un passaggio generazionale o un cambio di assetto, affrontare un nuovo mercato o un nuovo target, oppure integrare una fusione o un’acquisizione in un’unica identità. Il punto in comune è lo stesso: senza una struttura che duri nel tempo, queste decisioni restano confinate all’interno dell’organizzazione e non arrivano mai al mercato.
Quali decisioni deve prendere un’organizzazione perché un cambiamento strategico arrivi davvero fino al mercato?
Un cambiamento strategico si regge su quattro decisioni, da prendere insieme e non una alla volta: che cosa offre l’organizzazione e a chi, come si struttura per offrirlo, quale identità comunica e con quali contenuti. Affidate a fornitori diversi, queste decisioni tendono a contraddirsi tra loro: è la ragione per cui un percorso frammentato quasi sempre si ferma a metà strada.
Perché una strategia già condivisa spesso non cambia il modo in cui l’organizzazione si presenta sul mercato?
Il momento difficile non è scegliere la direzione, è tenerla. Alla strategia deve seguire l’esecuzione, e quando serve, anche una nuova organizzazione e la formazione delle persone che la portano avanti: senza questo passaggio, la decisione resta sulla carta e il mercato non se ne accorge.